Abbiamo perso una primavera, ma…

Abbiamo perso una primavera, ma…

Trasformare la crisi in opportunità

Gloria Camurati Leonardi

 

La pandemia del virus Covid 19 che si è sviluppata a partire dalla fine del 2019 in Cina e successivamente in tutto il mondo e le misure di contenimento che sono state necessariamente adottate, ci hanno chiuso in casa e non ci hanno permesso di vedere, di sentire, di vivere l’arrivo della primavera.

Si tratta di uno dei momenti più belli della natura, la vita ricomincia, dal grigiore invernale si passa ai colori vivaci e sfumati nelle più diverse gradazioni e tonalità. Le differenti tonalità dei fiori sono in accordo con i sentimenti che proviamo. La primavera è ottimismo, rinascita, allegria, voglia di fare, desiderio di imparare cose nuove, di stare insieme e di scambiarci le sensazioni, i desideri.

La primavera è una stagione per tutte le età, stimola i bambini, rallegra i giovani e gli adulti, consola gli anziani.

La primavera è il momento in cui la natura rinasce, affascinando tutti, in particolare gli artisti che hanno dedicato opere meravigliose alla sua celebrazione: basti ricordare la Primavera del Botticelli o la primavera di Vivaldi, la “La sagra della primavera” di Igor Stravinsky, la vera e propria esplosione di vitalità nel “Ramo di mandorlo in fiore” di Van Gogh, “Le déjeuner sur l’herbe” e così via. Sarebbe lungo l’elenco di quanti hanno tratto ispirazione dalla primavera e sono riusciti a rendere in modo emozionante i loro sentimenti.

Quest’anno purtroppo, come tutti abbiamo provato, la pandemia ha assorbito e modificato in modo totale e globale i nostri comportamenti: siamo chiusi in casa oppure possiamo muoverci solo entro percorsi e con motivazioni ben specificate e motivate, non abbiamo la libertà di seguire i nostri pensieri e i nostri desideri.

Per questo possiamo dire che questo flagello ci ha “rubato” la primavera, ma se apriamo bene gli occhi e il cuore vediamo che la primavera è, nonostante tutto, presente tra noi. E allora è bello pensare che ci saranno altre primavere che ci aspettano, che il mondo nella sua bellezza continua a vivere.

Teniamo a mente anche come questa esperienza ci ha insegnato a ripensare una scala valoriale che riscopra gli affetti familiari, la generosità di chi opera nei più diversi campi senza tirarsi indietro per i rischi possibili, la solidarietà tra le persone. Ripensiamo al Covid 19 come ad un “vaccino” dello spirito, che ci aiuta a formare anticorpi contro l’egoismo, la fame, la povertà, le calamità, le guerre.

Dobbiamo pensare in positivo, trovare delle idee su come potremmo girare a nostro favore lo stato attuale, drammatico e doloroso. Penso che si possa essere ottimisti, non per l’ottimismo dovuto alla superficialità, ma per l’ottimismo che nasce da una valutazione attenta e scrupolosa delle situazioni, cercando di individuare gli aspetti positivi su cui poter lavorare e migliorare.

In particolare uno dei nostri punti di forza è il bagaglio di esperienze maturato in 15 anni di lavoro, di studio, di confronti con i diversi operatori e con le famiglie.

Oggi storicamente c’è una riscoperta del valore famiglia, della CASA (stare a casa è lo slogan letto ovunque); dobbiamo rallegrarci di riscoprire il valore della casa come luogo di lavoro e di affetti, di benessere e non di reclusione.

Da sempre il valore fondante del Porto dei piccoli è determinato dalla sensibilità verso i deboli, verso la famiglia e dal cercare di riprodurre il “come a casa “anche al capezzale di un bimbo che sta per lasciarci.

Ma desidero anche spendere qualche parola su come ci siamo comportati in questo periodo, cercando di trasformare la crisi in una opportunità. Mi riferisco ovviamente al nostro Porto dei piccoli.

Abbiamo cercato di sfruttare questo tempo che ci ha dato poche possibilità di muoverci e nessuna di incontrarci per valutare un modo nuovo di svolgere la nostra attività, per continuare a essere vicini ai bambini, per proseguire le attività già avviate con loro e continuare giorno per giorno ad apprezzare i loro miglioramenti.

Il mezzo è cambiato, adesso ci vediamo attraverso una telecamera tramite un pc o un cellulare, ma questo ci ha permesso di collegarci più spesso, di raggiungere bambini e famiglie finalmente tornati nelle loro città di origine dove non è ancora presente un polo del Porto dei piccoli.

Dal 15 di marzo siamo riusciti a raggiungere circa 80 nuclei famigliari, proponendo a ciascuno le attività più adatte che potessero avere riscontri positivi pur mancando la vicinanza e il contatto e continuando a presentare a tutti loro la vita del mare.

La nostra idea sarebbe di portare avanti questa modalità tra le principali aree d’azione dell’Associazione anche quando l’emergenza sarà rientrata avendone riconosciuto anche i lati positivi e le potenzialità di sviluppo future.

Ora ad inizio giugno 2020 l’orizzonte ci appare ancora nebuloso, pur in presenza di importanti miglioramenti, per i timori per il presente e specialmente per il futuro con il rischio di una nuova ondata.

Ma se alziamo lo sguardo oltre l’orizzonte, cercando di vedere non solo con gli occhi e con la mente, ma anche con il cuore allora potremo completare il titolo di questa breve considerazione: abbiamo perso la primavera, ma la prossima sarà ancora più bella perché avremo imparato a riconoscerla come un dono meraviglioso della natura, a gustarla, ad apprezzarla, a viverla con la gioia e la serenità del cuore.